Gian Luca Partengo Gian Luca Partengo

Nota dal lavoro

FitActive ha cambiato sito. Nuovo non significa ben progettato

Mi alleno in FitActive e considero ciò che il marchio ha costruito una realtà eccellente nel proprio settore. Proprio per questo mi aspetto che il suo progetto digitale sia all’altezza della sua forza. Il nuovo sito è più moderno del precedente; sotto la superficie, però, racconta un lavoro non governato fino in fondo.

Il punto

Un sito appena pubblicato non è necessariamente un sito ben progettato. Anche un grande marchio può presentarsi con un risultato digitale inferiore alla propria reputazione quando il cambiamento riguarda soprattutto la veste e non governa insieme struttura, codice, accessibilità, SEO, prestazioni e manutenzione.

Gian Luca Partengo

Gian Luca Partengo
Sviluppatore e designer dal 1995 · Pubblicato il · 12 minuti di lettura

Prima del nuovo sito, avevo guardato quello vecchio

Questa non è una premessa diplomatica per addolcire quello che scriverò dopo. È precisamente il motivo per cui il suo sito mi interessa: un marchio forte dovrebbe avere un progetto digitale all’altezza della propria forza.

Per deformazione professionale analizzo quasi tutti i siti delle attività con cui entro in contatto. Non devo cercare apposta gli errori: dopo tanti anni mi viene naturale osservare la gerarchia, capire dove porta la navigazione e chiedermi che cosa trovi una persona arrivata lì per la prima volta.

Il precedente sito di FitActive mi sembrava datato, dispersivo e non più all’altezza della dimensione raggiunta dal marchio. Conteneva molte informazioni, ma non costruiva un ingresso altrettanto chiaro. Trovare un club, capire i vantaggi, verificare l’abbonamento o distinguere il percorso per i clienti da quello dedicato al franchising richiedeva più attenzione del necessario.

Dopo un’interazione sui social con il fondatore ho colto l’occasione per presentarmi come sviluppatore e segnalare la possibilità di ripensare il sito. La conversazione non è proseguita. Non pubblico il messaggio né altri dettagli perché era uno scambio privato e non aggiungerebbero nulla alla valutazione tecnica.

Nel frattempo FitActive ha pubblicato il nuovo sito

In seguito FitActive ha messo online un sito completamente rinnovato. Il progetto era evidentemente già in lavorazione. Il mio messaggio non ha alcun rapporto causale con ciò che è stato pubblicato, e non ho elementi per suggerire il contrario.

La prima impressione è stata positiva: il sito nuovo è indubbiamente più moderno del precedente. L’apertura ha più presenza, il linguaggio visivo è contemporaneo e il marchio appare più vicino alla dimensione che ha raggiunto.

Poi ho guardato sotto il cofano.

Il mio giudizio professionale è netto: il nuovo sito è visivamente migliore del precedente ma, per come si presentava pubblicamente l’11 settembre 2026, non era tecnicamente all’altezza del marchio.

Il miglioramento visivo è reale. Non basta, però, a trasformare automaticamente un restyling in un progetto digitale completo.

Prima dei riscontri, una dichiarazione necessaria

FitActive non è un mio cliente. Non conosco l’autore del nuovo sito, il budget, i vincoli, i tempi o gli obiettivi assegnati. Non posso giudicare le persone né il processo di lavorazione. Posso però analizzare il risultato pubblico, come farei con qualsiasi altro sito.

Ho verificato il sorgente HTML, il DOM ottenuto dal browser, le risorse presenti dopo il caricamento, gli header restituiti dal server e la risposta HTTP e HTTPS. Ho anche eseguito Lighthouse 13.4.1 con Chrome 152, una volta in profilo mobile e una in profilo desktop.

Pubblico

Solo ciò che il sito espone

Sorgente, DOM, risorse, risposte HTTP e report di laboratorio.

Datato

11 settembre 2026

Se il sito viene corretto, deve cambiare anche la valutazione.

Non invasivo

Nessun attacco simulato

Nessun accesso forzato, scansione di porte o test su funzioni riservate.

Circoscritto

Homepage pubblica

Nessuna deduzione su contratto, conversioni, budget o persone coinvolte.

I risultati Lighthouse sono una fotografia di laboratorio, non dati raccolti nel tempo sugli utenti reali. La distinzione è importante: un professionista deve dire non soltanto che cosa ha trovato, ma anche fin dove può arrivare la conclusione.

Lighthouse: la misura conferma i riscontri

I risultati sono stati 31, 86, 96 e 91 su mobile; 63, 90, 96 e 91 su desktop, rispettivamente per Performance, Accessibilità, Best Practices e SEO.

Un singolo valore può oscillare e non lo userei mai da solo per giudicare un progetto. Qui, però, i numeri sono coerenti con ciò che ho trovato nel codice. Nel profilo mobile la pagina ha trasferito circa 36,6 MB in 91 richieste e il Largest Contentful Paint è arrivato a 33,5 secondi. Nel profilo desktop il peso è rimasto intorno a 35,5 MB e il Largest Contentful Paint a 6 secondi.

Risultati Lighthouse FitActive: mobile 31 Performance, 86 Accessibilità, 96 Best Practices, 91 SEO; desktop 63, 90, 96 e 91
Una misurazione per profilo, eseguita sulla homepage pubblica l’11 settembre 2026 con Lighthouse 13.4.1 e Chrome 152.

Il report mobile attribuisce circa 23,8 MB alle immagini e 10,9 MB ai contenuti media. Segnala inoltre circa 678 KiB di JavaScript inutilizzato e 449 KiB di CSS inutilizzato. La grande hero video, le immagini molto più grandi delle dimensioni di visualizzazione e i fogli bloccanti incidono quindi sul caricamento.

Il test ha rilevato anche contrasto insufficiente in alcuni testi, ordine dei titoli non sequenziale, zoom mobile limitato da maximum-scale=1 e controlli del carosello troppo piccoli. In SEO ha confermato l’assenza della meta description.

Non sto dicendo che un sito valga 31 perché Lighthouse mostra 31. Sto dicendo che la misura rende visibile l’effetto di decisioni tecniche ricostruibili nel codice.

Cinque riscontri sotto il cofano

La homepage non conteneva alcun elemento h1, nonostante presentasse visivamente un messaggio principale. Conteneva invece due elementi main, uno dentro l’altro. Titolo e area principale non sono dettagli decorativi: descrivono la gerarchia della pagina a browser, motori di ricerca e tecnologie assistive.

Nel codice non risultavano una meta description, un canonical o dati strutturati JSON-LD. Nessuna di queste assenze dimostra da sola che il sito non possa essere trovato o funzionare. Insieme descrivono fondamenta incomplete in una homepage appena riprogettata.

Il terzo riscontro era scritto nei commenti lasciati nel sorgente: «CSS vecchio sito necessario alle pagine già esistenti» e, poche righe dopo, «CSS nuovo template AINest». La homepage caricava risorse del vecchio sito insieme a quelle del nuovo template. Era presente perfino un foglio chiamato fit-active-staging.css, oltre a sei script nella cartella JsOld.

Lo stesso blocco di 16 file JavaScript AINest era inserito due volte nel DOM. Anche bootstrap.min.css, style.css e responsive.css comparivano due volte. Questo non significa necessariamente 32 download distinti, perché il browser può riutilizzare le stesse risorse. Significa che l’integrazione non era stata ripulita.

Infine, l’immagine Open Graph veniva dichiarata con un indirizzo http:// mentre il sito pubblico usava HTTPS. Non è la prova di una falla. È un’incongruenza in uno dei metadati destinati alla condivisione.

Estratti del sorgente FitActive: CSS vecchio e AINest insieme, due main annidati e blocco di 16 script ripetuto
Estratti fedeli del sorgente acquisito l’11 settembre 2026 e conservato con hash SHA-256.

Questi non sono cinque modi diversi per dire che una pagina non mi piace. Sono elementi del risultato pubblico che chiunque abbia le competenze necessarie può controllare.

Che cosa ho verificato sulla sicurezza

Non sarebbe corretto scrivere che il sito è insicuro senza un controllo autorizzato. Sarebbe altrettanto poco utile fermarmi a questa cautela e non osservare ciò che il server rende pubblico.

La homepage usava un certificato HTTPS verificabile, il traffico HTTP veniva reindirizzato a HTTPS e i cookie di affinità restituiti sulla connessione sicura avevano gli attributi Secure e HttpOnly. Era presente anche l’header HSTS. Sono elementi positivi e vanno riconosciuti.

La protezione dichiarata negli header era però parziale. Non risultavano una Content Security Policy, X-Content-Type-Options, Referrer-Policy, Permissions-Policy o una protezione esplicita contro l’inclusione della pagina in frame. L’HSTS pubblicato aveva una durata di 30 giorni e non dichiarava includeSubDomains o preload.

Il template non è il problema

Il sorgente identificava esplicitamente il nuovo template come AINest e caricava le sue risorse dalla cartella /Template/ainest/. Esiste una scheda pubblica su TemplateMonster che presenta Ai-Nest come un template HTML5 pensato per AI, chatbot, SaaS, startup e aziende tecnologiche.

Al momento della verifica la base grafica veniva proposta a poche decine di dollari. Questo dato non corrisponde al costo sostenuto da FitActive e non permette di stimarlo. Non conosco la licenza, il fornitore, le ore, le personalizzazioni o i servizi compresi nel progetto.

Usare un template commerciale non è automaticamente sbagliato. Può essere una base proporzionata quando viene scelto con criterio, adattato al contesto e ripulito da componenti, dipendenze e strutture che non servono.

Il problema professionale non è partire da AINest. È arrivare online lasciando sovrapposizioni, duplicazioni, residui e fondamenta semantiche incomplete. Un template può accelerare la composizione visiva; non prende in carico da solo la regia del progetto.

Un restyling cambia l’aspetto. Un progetto governa l’insieme

Non posso concludere che il sito avesse una falla sfruttabile, che non vendesse o che il fornitore fosse incompetente. Non conosco conversioni e dati reali, non ho ricostruito il contratto e non attribuisco alle persone ciò che vedo nel codice. Posso documentare che, nelle condizioni della prova, la homepage è risultata molto pesante e lenta soprattutto nel profilo mobile.

Rifare un sito significa decidere che cosa conservare, che cosa eliminare e come far convivere contenuti, URL, funzioni e percorsi durante il passaggio. Struttura HTML, dipendenze, accessibilità, prestazioni, SEO, metadati, sicurezza e manutenzione non dovrebbero entrare alla fine come una mano di vernice tecnica.

Nel mio metodo fanno parte delle decisioni iniziali e vengono verificati prima e dopo la pubblicazione. Questo non rende ogni mio progetto infallibile. Rende però ogni scelta rintracciabile e ogni anomalia correggibile senza fingere che ciò che non si vede non esista.

Il nuovo sito FitActive mostra bene la distanza fra le due cose. L’aspetto è cambiato e il miglioramento visivo è reale. Sotto quella superficie, però, il codice raccontava un passaggio non ancora governato fino in fondo.

L’occasione che avrebbe potuto diventare una Pagina Zero

Se quel primo confronto fosse proseguito, questo avrebbe potuto essere uno dei casi in cui proporre una Pagina Zero: dopo interesse e consenso, una homepage privata con cui rendere concrete le priorità prima di discutere l’intero incarico.

Il confronto non si è aperto e non ho realizzato né presentato una Pagina Zero per FitActive. Lo preciso perché il metodo non consiste nel produrre proposte non richieste per qualunque azienda mi sembri interessante. Nasce soltanto quando esiste una reale possibilità di lavorare insieme.

L’analisi del sito realmente pubblicato mostra comunque qualcosa di importante: il modo in cui distinguo l’apparenza dall’implementazione e un restyling da un progetto digitale completo.

Anche un grande marchio può ricevere un risultato digitale non all’altezza della propria reputazione. Questo non dimostra che non si sia affidato a professionisti; dimostra che il nome del fornitore o il budget, da soli, non sostituiscono metodo, regia e verifica.

Il sito può essere nuovo. Il lavoro, però, deve essere completo.

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Prossimo passo

Un nuovo sito deve esserlo anche sotto la superficie.

Se devi riprogettare la presenza digitale della tua attività, puoi vedere come affronto identità, contenuti, struttura e base tecnica come un unico progetto.

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