Nota dal lavoro
La SEO è un campionato, non una partita. Anche nell’era dell’AI
Il 2 agosto 2020 avevo pubblicato un articolo per spiegare la SEO attraverso il campionato di calcio. L’ho ritrovato nel mio archivio e mi sono fermato a rileggerlo. Oggi non riproporrei tutte le equivalenze di quella tabella. Il motivo per cui l’avevo scritta, però, mi sembra ancora attuale: far capire che la visibilità di un sito non si costruisce con una singola partita.
Il punto
Una modifica può sbloccare un problema. Non esaurisce il lavoro. Tecnica, contenuti, intento, autorevolezza, collegamenti e tempo vanno considerati insieme. Nel 2026 la visibilità nei sistemi AI aggiunge un terreno su cui verificare questo lavoro, non una scorciatoia che ne garantisca l’esito.
Il calcio mi serviva per spiegare il tempo
Il titolo originale era «Cosa vuol dire SEO? Te lo spiego parlando di… Calcio». Avevo cercato un’immagine familiare per rendere comprensibile un lavoro che, visto da fuori, può sembrare una sequenza di interventi poco collegati: sistemare una pagina, scrivere un contenuto, controllare un rapporto, ottenere un collegamento.
Nella tabella avevo messo fianco a fianco proprietà e cliente, allenatore e professionista, sito e squadra, statistiche e analytics. Alcuni accostamenti erano immediati. Altri tiravano la metafora troppo in là: la SEO off-site diventava il calciomercato, il responsive la partecipazione a più competizioni.
Era un modo introduttivo di raccontare il tema, non un modello tecnico. Rileggendolo oggi vedo dove il gioco delle somiglianze finiva per semplificare troppo. Non ho interesse a difendere ogni riga soltanto perché l’ho scritta io.
C’è invece un passaggio che riconosco ancora. Descrivevo il lavoro come un «processo strategico efficace, meticoloso e lungo». Toglierei qualche aggettivo, ma non l’idea di processo. Era quella la parte importante, e lo è rimasta.
Una partita conta. Il campionato è un’altra cosa
Una squadra può giocare una splendida partita senza avere ancora la continuità necessaria per un’intera stagione. Può anche perdere un incontro senza che tutta la preparazione sia da buttare. È qui che la metafora continua a essermi utile.
Sul web un intervento isolato può avere un peso reale. Correggere un blocco all’indicizzazione può rendere una pagina finalmente accessibile al motore. Riscrivere un contenuto può chiarire un’offerta. Un collegamento pertinente può aiutare a far scoprire una risorsa. Non considero piccoli questi interventi; considero sbagliato attribuire a uno solo il compito dell’intero progetto.
Nel calcio il calendario è stabilito. Nella ricerca non esiste una stagione con una data certa per il risultato. Usare il campionato per spiegare la continuità non significa quindi promettere che, aspettando un numero fisso di mesi, arriverà il premio.
Cambierei anche l’obiettivo del vecchio articolo. «Essere trovati per primi» era una formula troppo generica. Non mi interessa che un sito compaia per qualsiasi ricerca. Mi interessa che abbia qualcosa di pertinente da offrire alle persone che stanno cercando proprio quel servizio, prodotto o informazione.
La continuità non è aspettare che il sito faccia tutto da solo. È continuare a osservare, scegliere e verificare.
Non salvo la tabella. Salvo il coordinamento
Oggi non cercherei un ruolo calcistico per ogni componente del sito. Preferisco dire che cosa deve tenere insieme il progetto.
La tecnica permette di rendere i contenuti raggiungibili e comprensibili: struttura, risposte del server, URL, navigazione e comportamento delle pagine. I contenuti devono poi dire qualcosa di utile e riconoscibile. L’intento dà una direzione a entrambi: che cosa sta cercando quella persona, e perché questa pagina dovrebbe aiutarla?
L’autorevolezza non la riduco al numero di parole chiave posizionate. La considero attraverso la competenza che riesco a documentare, l’identità di chi parla e la qualità delle informazioni. I collegamenti, interni ed esterni, devono avere un motivo e un contesto; non li tratto come una collezione di punti da accumulare.
Il tempo serve a osservare come questi elementi vengono scoperti e utilizzati, confrontare periodi sensati e correggere ciò che le evidenze giustificano. Non rende automaticamente utile una pagina debole. Pubblicare altro materiale senza una direzione può aumentare il volume del sito senza chiarirne il valore.
Questa è la parte della metafora che recupero volentieri: componenti diverse che lavorano verso uno scopo comune. Il resto può restare nell’archivio.
Indicizzato non significa scelto
Nell’articolo del 2020 l’idea di «essere trovati» raccoglieva passaggi che oggi, quando parlo con chi commissiona un sito, preferisco tenere ben distinti. La distinzione evita di leggere come un risultato commerciale ciò che è ancora un segnale intermedio.
Indicizzazione
Una pagina è nell’indice del motore. Questo non dice per quali ricerche verrà mostrata.
Posizionamento
La pagina appare per una ricerca, in un contesto e in una posizione. La comparsa non equivale a un clic.
Traffico
Una persona raggiunge il sito. Non sappiamo ancora se ciò che trova corrisponda alla sua esigenza.
Contatto commerciale
Arriva una richiesta reale. Non è ancora un incarico e va distinta da un test o da un semplice clic.
Una pagina può essere indicizzata senza ricevere visite utili. Può ricevere visite senza generare richieste. E un contatto può arrivare da una segnalazione o da un social, senza essere passato da una ricerca organica.
Ho approfondito i primi passaggi nella guida Perché il tuo sito non appare su Google. Qui non ne ripeto la diagnosi: mi interessa il rischio di confondere le fasi quando si valuta il lavoro svolto.
Le statistiche servono a decidere
Anche nel vecchio testo avevo collegato analytics e statistiche sportive. Il paragone regge, purché non ci si limiti al tabellone. Un numero ha senso quando so quale domanda gli sto facendo.
Uso Search Console per leggere impressioni, clic, query e pagine nella ricerca Google. I controlli di indicizzazione rispondono a una domanda diversa: se e come il motore abbia inserito una pagina nel proprio indice.
Con Plausible guardo ciò che viene misurato sul sito: provenienze, pagine di ingresso e azioni configurate come eventi o obiettivi. Non è una seconda classifica di Google. Osserva una fase differente.
I due strumenti non devono restituire numeri identici: misurano cose diverse e hanno criteri propri. Li leggo insieme per ricostruire il percorso, senza attribuire a un rapporto informazioni che non contiene. Un clic sul pulsante di contatto, per esempio, non basta a dichiarare acquisito un nuovo cliente.
Quando confronto periodi considero le modifiche fatte, le fonti di traffico e la quantità di dati disponibile. Un movimento breve può suggerire una verifica; non autorizza da solo una spiegazione definitiva. Per me misurare serve soprattutto a scegliere il prossimo intervento con meno supposizioni.
L’AI non cancella il campo precedente
Nel 2020 quella tabella non poteva descrivere la ricerca attraverso gli assistenti generativi che uso oggi. Nel 2026 una persona può scoprire un’attività anche dentro una risposta AI, prima di cercarne il sito o di contattarla.
Questo allarga il lavoro di osservazione. Non mi porta a considerare superata la SEO. La documentazione di Google sulle funzionalità AI nella ricerca conferma che le basi SEO restano pertinenti per AI Overviews e AI Mode e che soddisfare i requisiti non garantisce la presenza.
Non estendo automaticamente le regole di Google a ogni assistente. I sistemi non consultano tutti le stesse fonti, nello stesso modo o nello stesso momento. Per questo distinguo una citazione che ho verificato da un’ipotesi su come sia stata prodotta.
Quando lavoro anche sulla leggibilità per questi sistemi, indicata con termini come GEO e AEO, parto da informazioni chiare, identità verificabili, contenuti accessibili e collegamenti coerenti. Non tratto un’etichetta nuova come la prova che tutto il lavoro precedente sia diventato inutile.
Posso controllare ciò che pubblico e verificare le risposte che osservo. Non posso ordinare a un sistema di citarmi, né trasformare una citazione in una garanzia di visite o clienti. L’AI è un ulteriore terreno di gioco; non cambia questo confine.
Una buona base non crea automaticamente domanda
Nel 2026 ho ricostruito la mia base di lavoro e il modo in cui progetto i siti. L’ho messa alla prova nei miei progetti personali e la uso anche per i siti dei clienti. Ho già raccontato quella ricostruzione: qui mi interessa ciò che succede dopo che una base solida è disponibile.
Integrare SEO tecnica, prestazioni, accessibilità e misurazione nella realizzazione di un sito significa creare condizioni controllabili. Non significa creare automaticamente interesse per un’offerta, cambiare il momento in cui qualcuno decide di acquistare o sostituire la fiducia necessaria per affidare un progetto.
Sul mio sito tengo insieme pagine di servizio, Guide e Note, collegamenti pertinenti e distribuzione dei contenuti. Controllo che raccontino lo stesso mestiere e leggo le diverse fasi senza scambiare un’impressione per un contatto. Documento questo lavoro attraverso verifiche e confronti fra periodi, mantenendo separate le evidenze dalle interpretazioni.
Per chi mi affida un sito nuovo, questa distinzione è importante. La qualità della realizzazione e gli strumenti per misurarla appartengono a un perimetro preciso. Il risultato commerciale dipende anche da offerta, pubblico, concorrenza e decisioni che una buona struttura tecnica non può prendere al loro posto.
Progettare bene mette il sito nelle condizioni di lavorare. Non decide al posto di chi deve sceglierlo.
Dopo il fischio d’inizio c’è ancora lavoro
Se oggi riscrivessi l’articolo del 2020, toglierei la cronaca sportiva, parecchie equivalenze e l’idea di una classifica unica da scalare. Non lo trasformerei in un inventario di sigle nuove. Terrei il campionato come immagine della continuità, con tutti i limiti che ho chiarito.
Una singola correzione può essere necessaria e decisiva per un problema. Una singola pubblicazione può meritare attenzione. Nessuna delle due esaurisce da sola il lavoro sulla visibilità di un progetto.
SEO, GEO e AEO non garantiscono posizioni, citazioni o clienti. Questo non le rende inutili: mi obbliga a distinguere ciò che preparo, ciò che misuro e ciò che posso davvero affermare.
È la parte del vecchio testo che riconosco nel mio lavoro di oggi. Il sito va costruito bene, ma la pubblicazione non è il momento in cui smetto di osservare. È il momento da cui posso verificare il progetto nel mondo reale.